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“Mia moglie mi ha tradito. Ha diritto alla casa ed a vivere con figli?” Facciamo chiarezza sull’affido e la casa familiare

“Mia moglie mi ha tradito. Ha diritto alla casa ed ai figli?” “Mio marito è stato con la mia migliore amica, può perdere l’affido dei figli?”

Queste sono domande che spesso mi vengono sottoposte dai nuovi clienti durante le consulenze al mio studio.

E’ necessario fare chiarezza e distinguere due piani: il piano della “coniugalità“, cioè il rapporto tra coniugi, e quello della genitorialità.

Posso essere stato un cattivo marito oppure una cattiva moglie, questo non fa di me, per forza, un cattivo genitore.

Il tradimento, infatti, attiene alla violazione dell’obbligo coniugale della fedeltà, determinando, in taluni casi, il naufragio del matrimonio, con conseguente addebito per colpa. Tale responsabilità non inficia sulla capacità genitoriale dei coniugi e, dunque, sull’eventuale affido o collocazione dei figli. E di conseguenza sulla assegnazione all’uno od all’altro della casa coniugale.

Vediamo in dettaglio i due aspetti dell’affido e della casa coniugale

CASA CONIUGALE

Cosa si intende per casa coniugale? Secondo una definizione della Corte Costituzionale, per “casa coniugale” si intende “ambiente domestico”, costituente un centro di affetti, interessi e consuetudini di vita, ambiente che concorre allo sviluppo ed alla formazione della personalità della prole.
La “casa” viene così “funzionalizzata” alla tutela dei figli e del loro interesse a permanere nel proprio “focolare domestico”. La casa coniugale è definita tale se vi è stata convivenza dell’intero nucleo familiare all’interno della stessa. Da questo quadro, si comprende che la casa coniugale , insieme ai mobili che la arredano, non è “assegnata” all’uno o all’altro genitore, bensì ai figli che la abiteranno con il genitore collocatario.

E’, dunque, chiaro che la violazione dell’obbligo della fedeltà, benchè odiosa, non incida sulla determinazione dell’assegnazione della casa coniugale. Da ciò discende che mentre la moglie tradita, quale genitore collocatario per i figli minori, potrebbe continuare a vivere nell’abitazione coniugale (anche se di proprietà del marito o dei suoceri); il marito tradito, qualora non fosse designato quale genitore collocatario, dovrebbe lasciare la casa coniugale. E ciò nonostante chi si sia reso colpevole della violazione del dovere di fedeltà è la moglie.

AFFIDO E COLLOCAZIONE FIGLI

Nel 2006, è stato stabilito, dunque, un principio generale secondo cui i figli hanno diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori; hanno diritto di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti soddisfacenti con i parenti di ciascun ramo genitoriale, quindi nonni, zii materni e paterni. L’affido condiviso è pertanto la regola generale, diversamente dalla legislazione precedente in cui l’affido era esclusivo ad uno dei genitori. Il Giudice (salvo rarissime eccezioni) individua, tra il papà e la mamma, il genitore collocatario prevalente ovverosia quello con cui i figli stanno per la maggior parte del tempo e presso il quale viene fissata la residenza anagrafica.

Il giudizio del giudice deve essere formulato tenendo conto del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue
consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore.

La collocazione, e dunque, di conseguenza, l’assegnazione della casa familiare, non dipende dalla violazione dei doveri inerenti al rapporto coniugale. La capacità genitoriale concerne il rapporto con i figli.

Sebbene in Italia, ancora vi sia, nella maggioranza delle decisioni dei tribunali, una maternal preference, quindi una inclinazione alla scelta della madre come genitore collocatario prevalente, è opportuno segnalare che vi è una timida inversione di tendenza.

Nei recenti provvedimenti ottenuti dal nostro studio, constatiamo una maggiore apertura verso la permanenza paritetica tra i genitori, giungendo (ancora in rari casi) anche ad una assegnazione alternata della casa coniugale. In questa ipotesi, è opportuno segnalare che è necessario, per tale soluzione ultima, una assenza di conflitto tra le parti. Diversamente, ciò che potrebbe apparentemente sembrare una soluzione ideale per i minori si presterebbe ad essere vento sul fuoco, con una escalation di dispetti e tensioni.

Il primo passo per la soluzione della problematica è certamente scegliere un professionista esperto del diritto di famiglia, che possa guidare il cliente verso la conclusione di una separazione nel modo meno doloroso possibile

Se non siete ancora clienti dello Studio Di Caprio, vi consigliamo di leggere il manuale per gli utenti: ” Ecco il link: Separiamoci e divorziamo“. Avrete certamente la risposta ad alcuni dei dubbi che vi assalgono. Lo step successivo è scegliere il difensore che vi assisterà nel percorso.

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