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assegno di mantenimento per il marito

Moglie condannata a pagare assegno di mantenimento al marito per 1.500 euro. La storia di Gennaro ed il suo calvario.

In un giudizio di separazione è davvero insolito leggere che sia stato riconosciuto un assegno di mantenimento a carico della moglie in favore del marito. Soprattutto se non si tratta di coppie Vip, famose, in cui la donna è personaggio noto con rilevanti fonti di reddito sotto gli occhi di tutto.

Ebbene può accadere come nel caso trattato dal nostro studio che il Tribunale, valutate le capacità reddituali ed il tenore di vita avuto in costanza di matrimonio, riconosca a favore del marito un assegno di mantenimento a carico della coniuge anche di non irrisorio importo.

Riportiamo la testimonianza del nostro assistito.

Ho incontrato mia moglie durante l’adolescenza. A quei tempi i soldi li avevo io, mentre lei era una semplice studentessa, figlia di una famiglia di imprenditori che però non le lasciavano tanto danaro. Ci siamo sposati con l’aiuto economico della nostra famiglia, ma poco dopo, mia moglie è diventata erede di un impero economico che neanche immaginavamo. Nel primo anno di matrimonio, prima della eredità, avevamo vissuto con il mio stipendio da dirigente di una nota azienda leader nel settore dell’energia. La casa in cui vivevamo era di proprietà di mia moglie, ma il necessario per vivere era affrontato da me. Vivevamo egregiamente ma nessun lusso eccessivo. Dopo poco più di un anno, mia moglie, in seguito alla morte del padre, quale figlia unica eredita una fortuna di cui era all’oscuro. Oltre ogni più rosea previsione. Eredita immobili, gioielli, auto, enorme liquidità in banca. La nostra vita cambia. In aggiunta rimane incinta della nostra prima figlia. Il patrimonio aziendale, immobiliare ed economico richiedeva un grande impegno di gestione per evitare che fosse sperperato. Lei era impegnata con una gravidanza difficile. Insieme decidiamo di provvedere insieme alla gestione del patrimonio per metterlo al reddito e poter assicurare un futuro a nostra figlia ed ai figli che verranno. Mi licenzio e mi dedico anima e corpo alla gestione di una eredità. Questo è stato il primo errore che ho commesso. Sì, perchè ho gestito per anni, in maniera dedicata ed attenta, un patrimonio che era esclusivamente intestato a mia moglie, rinunciando alla mia carriera, dimenticando che un matrimonio può finire, ma non la dignità. In quegli anni, il danaro sovrabbondava e vivevamo nel lusso. Auto di grossa cilindrata, vestiti griffati, moto, orologi costosissimi, viaggi in tutto il mondo solo in alberghi extralusso, cene nei ristoranti più rinomati al mondo. Non rinunciavamo a nulla e potevamo permettercerlo senza preoccuparci

Nel frattempo, nasce anche il secondo figlio. Mia moglie inizia a cambiare. Ingrassa enormemente e diventa sempre più intollerante a tutto. Talvolta anche violenta. Inizio a pensare che forse possa essere lo stress del ruolo di mamma e cerco di essere più presente anche nella gestione dei figli. Le lascio spazio per dedicarsi allo shopping, estetista, parrucchiere, uscite con gli amici. Il cambiamento inizia a manifestarsi sotto forma di ossessione per il proprio corpo. Si mette a dieta, va in palestra, poi dal chirurgo estetico…Sempre più assente. Fino a che scopro che ha un’altra relazione….o meglio altre relazioni! con più uomini contemporaneamente, a cui fa regali costosi, si incontra di nascosto in bar, ristoranti, hotel. Tutti pagati da lei. Mentre io mi smazzavo tra il lavoro di un patrimonio solo suo e i mie figli. Nasce in me un profondo senso di repulsione. Decido di separarmi.

Il primo passo è stato quello di cercare un avvocato esperto, vista anche la mia situazione problematica: un uomo oramai privo di reddito proprio, con una vita di lusso ed una moglie miliardaria. Mi imbatto in varie recensione come migliore avvocato matrimonialista e mi colpiscono quelle relative all’avv. Rosa Di Caprio. Nel primo incontro, durante la consulenza, l’avvocato mi invita a riflettere su ogni conseguenza relativa alla mia richiesta di separazione. Vivevo nel lusso. Mia moglie non si sarebbe mai separata. Avrei potuto fingere che tutto andasse bene e continuare a vivere la mia vita, con i miei figli, casa e soldi. La mia decisione è di andare avanti: non riuscivo a vivere più con una donna che mi aveva tradito in modi così squallidi. E’ così che è iniziato il mio calvario. Dopo aver appreso la notizia che intendevo separarmi, mia moglie ha iniziato contro di me una guerra spietata, avendone anche i mezzi economici. Nel giudizio di separazione, il giudice mi riconosce un assegno di mantenimento di € 1.500,00, ma i figli restavano con mia moglie. Mi ero già allontanato da casa. Tutto sommato, con il calendario di visita, vedevo mia figlia e mio figlio abbastanza spesso. Mia moglie ha tentato in ogni modo di togliermi l’assegno di mantenimento, sostenendo di tutto contro di me, inventandosi le più vergognose accuse. Ha cambiato 4 avvocati, dopo aver perso per tre volte contro la difesa dell’avv. Di Caprio. Ho subito spesso, nell’ambito dei processi, il giudizio quasi di biasimo di essere un marito “mantenuto” dalla moglie. Un biasimo che nessuna donna “mantenuta” dal marito avrebbe subito. Sono 8 anni che il mantenimento di mia moglie è stato dissipato in costi processuali e spese varie per i guai che è stata capace di causarmi. Non essendo riuscita a togliermi ciò che voleva, a vedermi piangere strisciare ai suoi piedi, ha deciso di colpirmi nel mio bene più grande i miei figli. Ha iniziato una guerra spietata con loro. Oggi hanno 12 e 10 anni, non li vedo da 8 mesi. Con l’avvocato abbiamo introdotto un processo per l’ammonizione della madre, che ha subito una condanna a pagare € 5.000,00 per gli atteggiamenti ostruzionistici. Sto continuando a lottare nel percorso previsto dal giudice e dalla legge per poterli rivedere, riabbracciare. Continuo a lottare con il pregiudizio di essere un uomo che per il fatto di ricevere un mantenimento dalla moglie sono un “parassita”, poco meritevole. La verità è che ho rinunciato alla mia carriera investendo in un reddito di altri per il bene della famiglia. Ho 50 anni ed ho cercato invano di reinserirmi nel mondo del lavoro. Prima o poi questo assegno mi sarà tolto. Nessuna donna in questa ipotesi avrebbe subito l’umiliazione che continua a subire io. Sarei felice di non dipendere più da quella somma maledetta per dover lottare per rivedere i miei figli. Ringrazio l’avv. Di Caprio per la professionalità ed il sostegno che mi ha dato in questi anni di processo, a volte strappandomi anche un sorriso. La ringrazio soprattutto perchè non mi ha mai illuso ma mi ha sempre messo di fronte alla verità ed alle possibilità.

Difendere un cliente significa assumere su di se la responsabilità di ciò che stiamo affermando. Rifiuto le difese di madri alienanti (mi accordo facilmente se sono di fronte a tale tipo di personalità). Rifiuto le difese di padri abusanti o che intendono sottrarsi ai loro doveri. Come sfida professionale assumo numerose difese in favore dei papà separati. E’ in fase di realizzazione il mio secondo libro “La battaglia dei papà”, in cui racconto le storie molteplici di papà che non si sono arresi. Espongo la mia esperienza e le soluzioni possibili. Quindi in sunto, mi riservo di decidere di assumere l’incarico. Non tutte le consulenze comportano l’accettazione dell’incarico. Non assumo difese in quantità eccessive, perchè punto sulla qualità più che sulla quantità.

Ma se vivo in un’altra Regione o addirittura fuori Italia come posso fare?

Da marzo 2020, ho predisposto una serie di strumenti per consentire agli utenti di tutta Italia (e anche dall’estero) di avere un colloquio con me. E’ possibile prenotare una videoconsulenza attraverso piattaforme come Skype, meet, zoom, whatsapp, restando comodamente a casa propria. Nell’ultima settimana ho avuto videconsulenze da Londra, New York, Danimarca, Russia. Tutti utenti che mi seguono da tempo, che hanno letto il mio manuale, che seguono la mia pagina Facebook “Studio Legale Rosa Di Caprio” il gruppo Facebook “L’Avvocato Risponde” oppure “Separazione e divorzio: l’avvocato risponde“, oppure seguono il mio blog.

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