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affido al padre. Quando avviene

Condannata penalmente la madre che ostacola il diritto di visita del padre. Obbligata anche a pagare € 3.000,00 per spese processuali

Condannata la madre che ostacola il diritto di visita del padre

La Cassazione ha condannato per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice la moglie che non rispetta il diritto di visita del marito separato.

Da condannare la moglie separata che non rispetta il diritto di visita del marito separato, eludendo così il provvedimento del giudice emesso in sede di separazione. Così conclude la Corte di Cassazione nella sentenza n. 1564/2021 dopo aver appurato l’attendibilità dei fatti narrati dal marito e l’indimostrata impossibilità addotta dalla donna per giustificare l’elusione del provvedimento che ha sancito il diritto di visita del padre.

Tutto ha inizio perché il Tribunale e la Corte d’Appello condannano l’imputata, ritenuta responsabile dei fatti sanzionati dall’art. 388 comma 2 c.p. che punisce anche chi elude un provvedimento del giudice emesso in sede di separazione.

Nel caso di specie alla donna sono state contestate tutta una serie di condotte legate tra loro dal vincolo della continuazione, in quanto la stessa, a partire da settembre 2013 e per un determinato periodo, non ha consentito al marito separato, genitore non affidatario di due figli minori, di esercitare il proprio diritto di visita nei giorni stabiliti dal giudice e confermati dal decreto di omologa della separazione, eludendo in questo modo l’esecuzione del suddetto provvedimento giudiziale.

La Cassazione ha confermato la pena ritenendo attendibile il marito, responsabile l’imputata anche in seguito alle dichiarazioni captate durante una conversazione telefonica, ed esclude l’impossibilità della stessa a dare esecuzione al provvedimento.

La donna è stata anche condannata al pagamento di € 3.000,00 delle spese processuali,

Il giudizio non è stato breve. I fatti risalgono al 2013. La donna ha ottenuto condanna in primo e secondo grado e confermata in Cassazione a gennaio 2021.

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