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Figli: andare bene a scuola non significa stare bene. Cosa dicono gli esperti

Come avvocato matrimonialista, ho una visione “figliocentrica” del mio lavoro. Soprattutto nei casi in cui ci sono figli, il mio ruolo principale è quello della loro tutela.
Essere genitori è un ruolo difficile e delicato. La responsabilità della crescita non è solo economica e materiale ma soprattutto morale.

Mi ha molto colpito l’analisi della psicoterapeuta d.sa Carolina Bocca, autrice di due Libri su rapporto genitore figli. Non conosco personalmente questa professionista ma la lettura dei suoi scritti è particolarmente interessante.

Riporto il suo post sulla condizione degli adolescenti. La problematica si presenta ancora più delicata all’indomani della pandemia che ha visto i nostri figli privati della vita.

“Andare bene a scuola non significa stare bene.
Una banalità su cui troppo spesso rischiamo di scivolare.

Sempre più spesso mi accorgo che le motivazioni che spingono i genitori a venirmi a trovare in Studio risiedono in due macro segnali che i figli danno loro: iniziano a andare male a Scuola, oppure iniziano a farsi le canne e per questo, si pensa, vanno male a Scuola.

E anche quando, nei casi più gravi, si consiglia un periodo di permanenza in una Casa Educativa, la preoccupazione dei genitori è spesso legata alla Scuola: perderà l’anno? Non potrà più andare a Scuola? Insomma, questo tema della Scuola, troppo spesso ci fa perdere il focus sul reale stato di salute emotiva dei nostri figli che, è necessario venga messa talvolta in secondo piano.

Altrettanto spesso mi rendo conto che, se la Scuola procede “bene”, allora i genitori danno per scontato che i figli stiano bene. Certamente è un segnale sensibile di cui tener conto, ma non basta. I figli adolescenti, e non solo, vanno osservati nelle loro macro aree di funzionamento che sono la Scuola, ma anche la sfera sociale/amicale/ludica e la famiglia. Questo per dire che la felicità e la sofferenza dei nostri figli non è misurabile da una pagella: e sempre più spesso il dolore si insedia nell’apparente normalità.

Questo è il dolore più atroce, perché è difficile da riconoscere. Se non è intercettato, ha tutto il tempo di crescere nel silenzio. Con questo non voglio spaventarvi, ma l’invito è di guardare i vostri figli nella loro totalità.”

Un invito a riflettere sulla felicità dei vostri figli, un invito ancora più forte se vivete una situazione di separazione.

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