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diritto a stare con il figlio affido paritario: madre e padre uguale

La madre non ha più diritti del padre di stare con i figli. Lo ha confermato la Corte Europea

Il rapporto madre-figlio non prevale su quello padre-figlio

Il diritto a stare con il figlio è uguale per entrambi i genitori. La prima sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), con sentenza del 30 giugno 2022, ha affermato che gli artt. 8 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo tutelano, rispettivamente, il diritto al rispetto della vita familiare e il divieto di discriminazione.

Il caso ha riguardato il procedimento, in corso in Grecia, per la determinazione giudiziale della paternità della figlia. Il padre lamentava la mancata opportunità, da parte del diritto interno, di riconoscere volontariamente la paternità, limitando conseguentemente la sua responsabilità genitoriale.

La Corte Europea ha osservato che, all’esito del test del DNA, il ricorrente ha cercato di far riconoscere volontariamente la sua paternità. Tuttavia non gli è stato possibile, per il diritto interno, ottenere un’ingiunzione del tribunale per superare la negazione del consenso della madre alla responsabilità genitoriale condivisa, atteso che la donna non ha mai negato che il ricorrente fosse il padre della bambina.

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Il diritto a stare con il figlio spetta anche al padre

I giudici di Strasburgo non hanno condiviso l’argomentazione avanzata dal Governo greco secondo cui il rapporto madre-figlio è diverso dal rapporto padre-figlio:

Infatti, la Corte Europea ha sottolineato che l’articolo 1515 del Codice civile greco è stato modificato nel 2021. Attualmente i giudici nazionali possono consentire l’esercizio della responsabilità genitoriale anche da parte del padre di un figlio nato fuori dal matrimonio, su sua istanza. E ciò se sia necessario per tutelare l’interesse superiore del bambino. Pertanto, la responsabilità genitoriale non è più attribuita automaticamente alla sola madre.
La Corte ha ribadito la sua precedente conclusione secondo cui le decisioni devono basarsi esclusivamente sull’ interesse superiore del bambino. Tali decisioni devono essere sottoposte al controllo dell’autorità giudiziaria in caso di conflitto tra i genitori.

L’ esclusione dell’esercizio della responsabilità genitoriale da parte del padre e l’obiettivo di tutelare l’interesse superiore dei figli nati fuori dal matrimonio rappresenta una violazione dell’art. 14 della Convenzione in combinato disposto con l’art. 8. La corte ha inoltre precisato che nelle cause concernenti il​​ rapporto di una persona con il proprio figlio sussiste il dovere di esercitare una diligenza eccezionale. Esiste il rischio che il trascorrere del tempo possa sfociare in una definizione de facto della questione. Tale dovere assume maggiore efficacia e rilevanza nei casi che, come quello di specie, riguardano il riconoscimento della paternità.

La storia

Il processo è durato 9 anni. Pertanto, tenuto conto dell’obbligo positivo di esercitare una diligenza eccezionale in tali casi, tale lasso di tempo trascorso non poteva essere considerato ragionevole, in violazione del diritto al rispetto della vita familiare tutelato dall’art. 8 della Convenzione.

Anche l’Italia è stata condannata numerose volte per non aver garantite il ripristino immediato di rapporti padre-figlio

La pronuncia della Corte, sebbene riguardi la Grecia, esprime un orientamento importante per tutti gli stati europei, compresa l’Italia. Non può essere accettata una preferenza della madre rispetto al padre nei rapporti con i figli.

Questo orientamento se accolto nei tribunali italiani escluderebbe la maternal preference nei provvedimenti di collocazione dei minori, nel provvedimenti separazione e divorzio in cui vi è affido condiviso.

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