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Separazione: pernottamento figlio con il padre. Quando può dormire?

Da che età un figlio piccolo può dormire con il padre?

Sono da sempre contraria ai pregiudizi circa la capacità del genitore-padre di poter accudire i figli anche in ore notturne. Ho avuto esperienza di assistere e difendere numerosi papà che hanno dimostrato una profonda capacità di accudimento della prole minore, sin dalla tenerissima età. Il pernotto dei figli tra genitori separati è un tema scottante

Ritenere, a priori, superiore la capacità della madre di accudire i figli è una posizione oramai anacronistica e priva di fondamento.

Ogni caso va valutato attentamente e richiede un necessario discernimento sull’effettivo interesse dei figli.

L’affidamento dei figli

Il primo nodo da sciogliere quando una coppia con figli si separa è a chi verranno affidati i figli, con chi vivranno e chi passerà più tempo con loro. Nel rispetto del “principio della bigenitorialità”, tutte le volte che è possibile e che non ci siano pregiudizi per i minori, i giudici riconoscono l’affidamento condiviso, ossia ad entrambi i genitori. Nello stesso provvedimento stabiliscono il genitore con cui i figli dimoreranno e le modalità e i tempi in cui incontreranno l’altro, la suddivisione delle vacanze natalizie ed  estive o qualunque altra indicazione utile a gestire al meglio la nuova vita familiare.
Il principio della genitorialità”, indica che il minore ha diritto a conservare relazioni durature e significative con entrambi i genitori e le rispettive famiglie, un diritto che non viene meno neanche quando i coniugi si separano.

Sull’affidamento e le sue varie forme: condiviso, esclusivo e superesclusivo ho scritto ampiamente nel manuale “Separiamoci e divorziamo” che potrai acquistare su Amazon.

Pernottare presso la casa del papà

Il pernottamento per una serata o per il weekend a casa di un genitore rientra tra le modalità che consente l’esercizio della responsabilità genitoriale che permette al figlio o ai figli di preservare la relazione affettiva con entrambi. Pertanto, se non sussiste un reale e comprovato pregiudizio ai minori, il giudice può disporre che i bambini prenottino presso l’altro genitore, a meno che non sussistano particolari esigenze dello stesso che ne impediscano la a permanenza in un’abitazione diversa da quella di residenza. Non esiste, quindi, una legge che indica in maniera netta e indiscussa un limite d’età per poter dormire a casa del genitore non collocatario, che per una sorta di maternal preference nei tribunali italiani, è quasi sempre il padre. I giudici valutano, di volta in volta, caso per caso, gli interessi del minore e la situazione complessiva della famiglia.

La stessa Corte di Cassazione è intervenuta più volte in cause di separazione in cui uno degli argomenti discussi era proprio il pernottamento del minore presso l’altro genitore, in particolare, del papà. Taluni tribunali, con orientamenti non condivisibili e anche un pò obsoleti, non riconoscono il diritto al pernottamento sino ai tre anni.

Per il genitore che si oppone non è sufficiente indicare che l’altro è incapace di prendersi cura del figlio perché molto piccolo.

Il pregiudizio per il minore

E’ necessario dimostrare che esiste un pregiudizio per il minore. Qualora, ad esempio, il bambino ha bisogno di essere allattato anche di notte, o non è stato ancora svezzato, sussiste in questa situazione la necessità del figlio che impedisce il riconoscimento di un ampio diritto di visita comprensivo del pernottamento.

In una recente ordinanza della Cassazione, si sottolinea come “la sola tenera età” dei bambini non può limitare a priori il diritto di visita del genitore non collocatario. Il pernottamento a casa del papà può essere vietato o ridotto solo nel caso in cui arrechi un danno o un disagio grave ai figli.

In tutti gli altri casi, dormire con il genitore non collocatario contribuisce a costruire e sviluppare il rapporto genitore-figli, garantendo un sereno sviluppo dei figli. E’ possibile constatare una sempre maggiore apertura verso il riconoscimento di un diritto al pernottamento in favore dei papà anche con i figli in tenera età. Si assiste ad una concreta apertura verso un modello più flessibile e moderno di affido, superando le tendenze giurisprudenziali, sia pur in assoluto non preclusive a soluzioni diverse, che ritengono astrattamente compatibile il pernottamento del minore presso il padre in relazione al rigido parametro dell’età evolutiva (ad esempio 4 anni).

Abbiamo ottenuto più di un provvedimento che ha riconosciuto un ampio diritto di visita, pressocchè paritetico, tra i due genitori, con un diritto al pernotto anche di un minore di pochi mesi, non soggetto ad allattamento materno.

L’ascolto dei minori

Affinché la separazione non causi troppi disagi ai figli, ascoltare i bambini e seguire i loro desideri,  soprattutto quando i minori hanno sviluppato una propria capacità di discernimento, sarà certamente un’ottima soluzione.

Affidarsi a professionisti esperti è certamente il primo passo per garantire una composizione del conflitto tra le parti ed una difesa che non lasci nulla all’approssimazione.

Se desideri avere una consulenza sulla tua separazione, sui provvedimenti del tribunale, puoi valutare di prenotare una consulenza al numero 0815405612 oppure a nostro carico al numero 800660817. Oppure scrivici la tua storia a avvocatodicaprio@gmail.com

6 commenti su “Separazione: pernottamento figlio con il padre. Quando può dormire?”

  1. Salve, mio figlio aveva appena un anno, aveva trascorso sempre il tempo solo con me, ero a casa in congedo parentale e ferie, lo allattavo ancora, non era mai stato neanche accudito o un cambio pannolino dal padre. Eppure il padre in tribunale ha preteso il collocamento alternato paritario, stessi giorni dei miei, affidamento condiviso, zero versamento mantenimento. Lo aveva fatto per soldi. Il suo avvocato era tosto. Il giudice e la CTU non hanno capito o voluto capire il soggetto. Fatto sta che il bambino improvvisamente si è trovato per giorni e notti consecutivi lontano da me. Calendario tipo luna park : 4 gg a me, 4 giorni a lui. Ora il bambino ha 8 anni. Si è un pochino calmato, ma è sempre iperattivo, agitato. I servizi sociali hanno inasprito eventuali divergenze, avallando le prepotenze del padre. Mai si sono messi contro al padre. Io esprimo il mio parere. Finché i bambini non hanno senso del tempo e del luogo lasciateli prevalentemente da un genitore, quello che è più maturo, in grado di accudire e non sacrificate la crescita sana dei minori in nome della genitorialità. C’è tempo….i danni poi non si risolvono facilmente. Saluti, Angela

    1. Signora lo sa che è stata stilata una statistica che afferma che in Italia la bigenitorialitá è rispettata al 5% rispetto al 70% di altre nazioni come Svezia e Finlandia? Lo sa che in Italia le donne vedono come dei bancomat con 2 gambe gli uomini? È la volta di finirla di nascondersi dietro scuse come la salute del minore per placare la sete egoista e predominatrice della donna italica. Volete l’affido esclusivo allora date agli uomini la possibilità di scegliere se riconoscere o meno il figlio. La legge non deve discriminazioni religiose etniche o di genere, ma in Italia in quanto uomo mi sento discriminato in un sistema ginocentrico. Tanti saluti, e ripensi alle castronerie che scrive

  2. Infatti per me quello che c è scritto in questo articolo è follia…. Non perché sono donna….ma questi avvocati non si rendono conto di quanto i bambini soffrono lontani dalle mamme.

  3. Pingback: Mantenimento diretto e affido condiviso: quando è possibile

  4. Gentile signor Antonio, non faccia di tutta l’erba un fascio. Se una mamma reputa necessario che il pernottamento debba avvenire non prima dei tre anni, o quanto meno quando il bambino sappia già parlare, così da spiegare o far capire quello che succede “tra le mura domestiche del padre” (tipo pianti isterici perché il bimbo necessita della presenza e della sicurezza della mamma), è solo per evitare traumi momentanei e futuri.
    Tutto parte dal buon senso del padre, cosa che non succede, solo per il fatto di non dare soddisfazione alla mamma che il bimbo la cerca e non sta nelle ore notturne. È natura, è la legge della natura. Sto vivendo una brutta situazione, il padre non vedeva la bambina di 14 mesi, da oltre tre mesi, fatto apposta, perché io lo cercavo e lo invitavo a stare con la bambina,fatto apposta, dicevo, solo per mettermi in cattiva luce dinanzi al giudice, sul fatto che non rispettavo le visite(in attesa di un giudizio di legge, dal momento che non c’era ancora un calendario ). Sa cosa è successo? Che da subito ho dovuto lasciare la bambina per un weekend con pernottamento, (e quattro mattine con pranzo durante la settimana)ogni 15 giorni, si rende conto? Evidentemente no! Una bambina che vedeva il padre come un conoscente ( e manco… !)e non come figura paterna, sta subendo l’inferno, il padre dice che sta serena e tranquilla ma so per certo che la bambina piange, e piange, e piange…perché torna tra le mie braccia sfinita, morta di fame e di sonno( tant’è vero che dorme per circa 8/10 ore filate (come me lo spiega questo?) dal rientro a casa
    mia(dalle nove della mattina). I papà devono fare i papà, stare con i figli si, ma non possono pretendere di sostituire la mamma in tenera età…
    questi papà vogliono giocare a fare il mammo. Fidatevi, e non scherzate con la salute psichica dei bambini… i papà portassero i figli al parco, tenerli a pranzo, portarli dai nonni ma la sera lasciateli tra le braccia
    della mamma, quelle braccia che, ancora in quell’età, rappresentano il
    “grembo” della mamma. È la legge della natura! Basta con queste pretese assurde! Consigliate ai vostri assistiti di farsi un’esame di coscienza e magari che parlassero con le loro madri per sapere cosa davvero significa per una mamma lasciare il proprio bambino se questi non accettano il distacco forzato… perché il pernottamento è un distacco dalla mamma FORZATO!le cose vanno fatte piano piano… ogni cosa a suo tempo e lasciamo stare il legame di sangue, conta la psiche del bambino…buona giornata!

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